Peace and Vonnegut

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La piazza Neumarkt (nuovo mercato), vista dalla Moritzstraße (1750-52). Quadro esposto nel museo Gemäldegalerie Alte Meister a Dresda.

Nella notte tra il 13 e il 14 febbraio del (non tanto) lontano 1945 le forze angloamericane bombardavano Dresda. Il risultato fu un massacro di civili che in una stima del 2010 è stato quantificato in 22.500-25.000 persone uccise, senza contare la distruzione di una città meravigliosa, più volte ritratta dal Canaletto, e non a caso soprannominata la “Firenze sull’Elba”. Su quella tragica notte Kurt Vonnegut, allora soldato americano di origine tedesca, poteva tristemente dire “Io c’ero”. vonnegutLasciata la facoltà di biochimica nel 1943, aveva preso volontariamente parte nell’esercito come fante esploratore, fatto prigioniero nelle Ardenne tra il 13 e il 14 febbraio del 1945 si trovava proprio a Dresda, rintanato in una spelonca scavata sotto un mattatoio ed adibita a deposito carni.  Ci vorranno dieci anni prima che Vonnegut riaffronti i suoi demoni e decida di scrivere Mattatoio n.5 o la crociata dei bambini, un libro apparentemente leggero, ma doloroso e profondo. Il sottotitolo non allude solo alla crociata dei bambini del lontano 1213, ma è una denuncia contro la guerra e le guerre in genere.

E’ tutto accaduto, più o meno. Le parti sulla guerra, in ogni caso, sono abbastanza vere. Un tale che conoscevo fu veramente ucciso a Dresda, per aver preso una teiera che non era sua. Un altro tizio che conoscevo minacciò veramente di far uccidere i suoi nemici personali, dopo la guerra, da killer prezzolati.

Verità e denuncia contro tutte le guerre, ecco i due capisaldi alla luce dei quali va letto Mattatoio n.5. Alla base del messaggio pacifista del buon Kurt c’è la nuda e cruda esperienza: le guerre son decise sempre a tavolino dagli adulti, ma alla fin fine a pagar col sangue sono sempre i giovani e in questo non c’è alcuna giustizia. Per questo motivo, sin dal I capitolo, che è una sorta di cornice al romanzo vero e proprio oltre che un manifesto programmatico, Vonnegut rasserena così la moglie di un suo commilitone, Mary O’Hare, irritata dal fatto che lo scrittore possa parlare in toni encomiastici della guerra e del bombardamento di Dresda:

“Eravate solo dei bambini, allora!” disse.

(…)

“Fingerà che eravate degli uomini anziché dei bambini, e poi tireranno fuori un film interpretato da Frank Sinatra e John Wayne o da qualcun altro di quegli affascinanti sporcaccioni che vanno pazzi per la guerra. E la guerra sembrerà qualcosa di meraviglioso e così ne avremo tante altre. E a combatterle saranno dei bambini come quelli che ho mandato sopra.” Allora capii. Era la guerra a farle così rabbia. Non voleva che i suoi bambini o i bambini di qualcun altro si facessero ammazzare in guerra. E pensava che la guerra fosse in parte incoraggiata dai libri e dai film.

Così alzai la mano destra e le feci una promessa. “Mary,” dissi, “non credo che arriverò mai a finire questo libro. (…) Se mai lo finirò, comunque, le dò la mia parola d’onore: non ci sarà una parte né per Frank Sinatra né per John Wayne.”

 Bando alle ciance passiamo alla trama. Protagonista del romanzo nonché alter ego dell’autore è Billy Pilgrim, un anziano vedovo e reduce di guerra, trattato dalla figlia alla stregua d’un rimbamito. Il romanzo si sviluppa su tre piani temporali: presente , passato (dove troviamo un giovane Billy, allora soldato, catturato dai tedeschi e portato a Dresda, città da lì a poco bombardata, poi rimpatriato quindi sistematosi con moglie e figli) e atemporalità.

E voi direte: “che? atemporalità?”

Eh sì, perché non saprei come altro definire quella sorta di iperuranio in cui  Billy si trova catapultato ogni qualvolta gli alieni di Tralfamadore lo rapiscono, portandolo nella loro dimensione. A questo punto mi aspetto una reazione (da parte di alcuni di voi, non tutti ovviamente) del tipo… “Ma che gran cazzata è? Sembrava una cosa seria contro la guerra ed ora parli di rapimenti alieni? Che #*@#§*#” succede? “.

Calmi.

Succede che bisogna approcciarsi a questo testo in due modi diversi. Ad un primo livello di lettura i viaggi temporali di Billy Pilgrim vi faranno sorridere e ridere a tratti, l’ironia la fa da padrone e su tutte le vicende, anche le più drammatiche, il narratore riesce a ribaltare il punto di vista calcando la mano più sui dettagli grotteschi che non sulla ferocia e brutalità del momento. Ogni dolore viene stemperato da una buona dose di umorismo che edulcora la scena. Ecco cosa succede la decima notte di prigionia in un treno tedesco che lo sta portando a Dresda:

Quando aprirono la porta Billy tossì, e tossendo espulse dall’ano un filo di poltiglia. Questo conformemente alla terza legge del moto di Sir Isaac Newton. Questa legge ci dice che per ogni azione c’è una reazione uguale e contraria. E’ una nozione che può essere utile nel campo della missilistica. (ivi, p.80)

A un secondo livello di lettura le risate e i sorrisi si fanno amari. Ad ogni morte di uomo, donna od animale lo scrittore suggella la cosa con un lapidario e comico “Così va la vita. “. Scorrendo le pagine il numero di So it goes cresce a dismisura e la ripetizione si fa ossessione. Ossessive sono anche certe immagini fisse che attraversano e spesso collegano le varie dimensioni temporali.  Leitmotiv come il “puuu- tii-uiit” dell’uccellino, l’uomo ucciso per aver rubato una teiera e così via sono disseminate in tutto il romanzo e pian piano anche il lettore riesce a risalire, non con poca fatica, all’origine completa del ricordo, a capire finalmente chi sia quell’uomo e in che contesto sia stato giustiziato, a capire da dove provenga quel canto d’uccello etc.SO IT COES TATTOO 2

Il romanzo di Vonnegut ci appare allora colmo di ossessioni e trasfigurazioni: incapace di trovare un senso o una quadra a quanto vissuto sulla propria pelle, l’autore cerca di approcciarsi filosoficamente al problema, cercando di analizzarlo sotto ogni aspetto, arrivando a servirsi anche del più oggettivo e freddo osservatorio possibile: quello alieno di Tralfamadore, sito al di là del bene e del male nonché al di fuori dal tempo.

A ben vedere, dunque, l’ironia quasi comica, lungi dal sminuire il dolore, diventa l’unico mezzo capace di ripercorrere e superare il triste vissuto: solo allentando il raziocinio si può pensare di scampare alla famelica spirale di depressione e amarezza che altrimenti inghiottirebbe il reduce.

Vonnegut ci insegna così che non esistono guerre o massacri giusti e di questi tempi – tra ingerenze americane, russe e d’integralisti islamici – questa lettura può ancora dirci molto.

Alla fine la promessa fatta a Mary risulta rispettata: niente eroi, niente trionfalismi, niente retorica di propaganda. Solo la cruda, trasfigurata, realtà.

Quasi non ci sono personaggi, in questa storia, e quasi non ci sono confronti drammatici, perché la maggior parte degli individui che vi figurano sono malridotti, sono solo trastulli indifferenti in mano a forze immense.

banksy 2
Bansky, il genio.

mattatotio-n5Per gli interessati:

Kurt Vonnegut, Mattatoio n.5 o la crociata dei bambini,

trad. Luigi Brioschi,

Feltrinelli, Milano,  2014.

In cartaceo: c’è (fresco fresco di stampa).

In ebook: pure.

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4 comments

    • Son contento. Ho notato che il traduttore,giustamente,non si lascia sfuggire nulla,neanche le ripetizioni delle più superflue immagini e le traduce sempre usando medesime formule,senza mai ricorrere a sinonimi. Quando hai un passato del genere,superarlo non deve essere per nulla facile: dev’essere un continuo rimuginare, il cosiddetto passato che non passa.

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