Orwell nel meraviglioso mondo della critica prezzolata

Qualche giorno fa un mio amico, durante una chiacchierata davanti a un caffé e un buon toscano, mi butta lì una raccolta di saggi di Orwell, Nel ventre della balena, e mi suggerisce (anzi intima) di leggere In difesa del romanzo , saggio di un pugno di pagine.

“Quando l’ho letto ho pensato a te”- chiosa lui.

Ebbene io, leggendolo, ho pensato a voi e pertanto ve ne cito dei brani.

Chiedete a qualsiasi persona ragionevole il perché “non legge mai romanzi” e scoprirete che , in fondo, non lo fanno a causa delle disgustose idiozie scritte da recensori da strapazzo. Non c’è bisogno di produrre molti esempi, eccone uno da “Sunday Times” della scorsa settimana: “Se riuscirete a leggere questo libro senza gridare di piacere significa che la vostra anima è morta”. Cose del genere vengono scritte su QUALSIASI romanzo pubblicato come si evince esaminando le citazioni negli editoriali. Per chiunque prenda sul serio il “Sunday Times” la vita deve essere una battaglia assai dura. I romanzi spuntano fuori ad un media di quindici al giorno ed ognuno di essi è definito un capolavoro indimenticabile, facendo a meno del quale si mette a serio repentaglio la propria anima. (…)

In realtà nessuna persona che conti veramente si lascia ingannare da commenti simili e la scarsa considerazione in cui è tenuta la critica letteraria si è trasformata in disprezzo per il romanzo stesso. Quando TUTTI i romanzi vengono esaltati come se fossero opere d’arte, è quasi automatico presumere che siano invece roba da poco.

(…)

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Ma persino lo sventurato recensore non può esser biasimato per le stupidaggini che scrive. Nelle sue condizioni non potrebbe scrivere niente altro. Ammesso che non ci siano questioni di corruzione, diretta o indiretta, la buona critica letteraria non potrà esistere fin quando si continuerà a ritenere che OGNI ROMANZO è MERITEVOLE DI ESSERE RECENSITO.

Un periodico si procura il suo mucchio settimanale di libri e ne invia una dozzina a X, il critico prezzolato, il quale ha moglie e figli e deve guadagnarsi la sua ghinea, per non parlare della mezza corona a volume che racimola dalla vendita delle copie recensite. Vi sono due ragioni per cui è assolutamente impossibile per X dire la verità sui libri che gli arrivano. Tanto per cominciare ci sono buone probabilità che almeno undici dei dodici libri non susciteranno in lui la benché minima scintilla di interesse. Essi non sono né più, né meno che ordinari e di scarso valore, scialbi, freddi e inutili. Se non fosse pagato non ne leggerebbe un solo rigo e, ad ogni buon conto, l’unico sincero commento che potrebbe scrivere sarebbe: “Questo libro non ispira in me alcuna riflessione”. Ma chi vi pagherebbe per stilare una simile affermazione? Ovviamente nessuno. Come punto di partenza X si trova pertanto un’ambigua posizione di dovere elaborare, diciamo, circa 300 parole su di un’opera che per lui non significa nulla. Solitamente egli fornisce un breve riassunto della trama (ingannando lò’autore, per il semplice fatto che non ha letto tutto il libro) ed elargendo una serie di complimenti che, per la loro stucchevolezza, hanno all’incirca lo stesso valore del sorriso di una prostituta.

Ma c’è ancora di peggio. Ci si aspetta che X non solo dica di cosa parla il libro, ma che esprima la propria opinione circa la validità o meno. Dato che X sa tenere la penna in mano non è certo uno stupido, almeno non tanto stupido da considerare The constant Nymph sia la tragedia più formidabile mai scritta. Con molta probabilità il suo romanziere preferito -(…)- è Stendhal o Dickens o Jane Austen o D.H.Lawrence o Dostoevskij o, comunque, qualcuno incommensurabilmente migliore di una schiera di romanzieri contemporanei. Perciò deve abbassare notevolmente il suo livello. Come mi è capitato di rimarcare altrove, applicare un metro di valutazione decoroso alla categoria di romanzi mediocri è come pesare una pulce su una bilancia per elefanti.

Il saggio continua ed ha davvero molti spunti interessanti: per ora mi accontento di stuzzicarvi. La cosa che Orwell non poteva prevedere è che questa “paraculaggine” recensoria sarebbe stata adottata non solo dai critici di mestiere, che per lo meno sono “giustificati” in quanto agenti per il vil (ma necessario) denaro, bensì anche da quei recensori 2.0, gente più o meno qualificata, che scrive SENZA  un tornaconto economico (solo per mera visibilità). Ovviamente non intendo far nomi, ma da circa un anno che bazzico in questo mondo di  recensori onesti ne ho contati sulle dita di una mano.

Il resto è noia e recensori di strapazzo, pardon si dice “di successo”.

ventre balenaPer gli interessati:

George Orwell, Nel ventre della balena ed altri saggi, (a cura di Silvio Perella), Bompiani, Milano, 2002, XVII-346 pp.

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2 comments

  1. Complimenti, complimenti complimenti!!! Un articoli che dovrebbe essere letto da ognuno di noi, recensori per diletto (almeno io non so gli altri).

    • I recensori per diletto sono,molto spesso,quelli veri: quelli che hanno letto il libro dall’inizio alla fine e non quelli che scopiazzano le quarte di copertina e fanno robaccia di cortesia per ingraziarsi questo o quell’autore o, nei casi peggiori,questo o quell’editore…

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