Le vie del latte di Piero Camporesi

Recensione di Marco Bordonaro,
Ennesimo Blogghista per un giorno

Questo libro vi cambierà radicalmente la vita; obietterete che ogni libro, certi più e certi meno, cambiano la vita di chi li legge, ma qui il caso è tutto particolare. Se è vero che “l’uomo è ciò che mangia” dovremmo dedicarci di più a questo tema, non solo seguendo i cooking show televisivi, oramai affollatissimi in ogni fascia oraria su ogni canale. E’ indispensabile tentare un approccio tutto nostro, figli dell’abbondanza e abituati alla recente diffusione della grande distribuzione, al tema fondamentale delle origini della nutrizione umana, a costo di causarci uno forte shock culturale.
Piero Camporesi ci viene in aiuto con questo saggio ad alta digeribilità. “Le vie del latte” è diviso in tre parti indipendenti e solo la prima tratta approfonditamente del tema citato nel titolo: vengono approfonditi le origini dell’uso del latte, “sangue bianco”, elemento nutritivo imprescindibile fino a pochi anni fa. Il viaggio toccherà miti dimenticati, incredibili e a volte raccapriccianti legati al magico liquido bianco dal potere curativo oltre che alimentare.
Il secondo capitolo è un gustoso racconto dei viaggi di Petrarca nell’attuale Lombardia; anziano, oramai praticamente vegetariano, è agghiacciato dalle portate carnivore di banchetti di corte viscontei. Qui c’è una lunga rassegna da acquolina in bocca di formidabile cucina gotica lombarda, terra delle meraviglie con ogni genere di cibo (pesce di lago, carne, selvaggina, ortaggi), pays fort riche e gigantesco orto irriguo navigabile costruito da abili “inzignari” idraulici.
Il terzo capitolo, di gran lunga il più interessante, si occupa delle origini dell’attuale nutrizione italica, l’attuale “dieta mediterranea” che è solo una recente, insensata invenzione; l’autore minchiona la credenza che esistano diete capaci di prolungare la vita media, ossessione del mondo contemporaneo. Cita a supporto la lunga vita del Manzoni e di molte popolazioni (prima fra tutte quella gallica) in cui la media vitale è lunga, nonostante l’alimentazione a base di burro e non d’olio d’oliva.
Piero_CamporesiTra piatti scomparsi, leccornie dimenticate e una ricerca di materie prime meno industriali e più legate al territorio in cui si vive, il viaggio pindarico del nostro (ahinoi scomparso) Camporesi ci dà nuova consapevolezza, nuovi stimoli, nozioni storiche, condito da una abilità di scrittura incredibile. Dopo aver letto questa perla della saggistica entrerete nei supermercati con passo sospettoso, garantito.
Se deciderete di approfondire il tema vivrete meglio, perché mangerete meglio. E in questo senso questo libro potrà cambiare, più o meno radicalmente, la vostra vita quotidiana.

La tavola viscontea era piuttosto rozza, popolaresca, molto “lombarda”.
L’ultimo della dinastia, Filippo Maria,morto quarantacinquenne nel 1447, amava molto il più comune e il più padano dei cibi, le rape. Soprattutto quelle brianzole che da Como gli arrivavano ogni mattina.
(…)Masticava in continuità, incurante di ogni etichetta, avido di una “vivanda fatta con uova e formaggio, detta farcito” e anche “d’un impasto d’acqua e di farina condito con gli stessi ingredienti”, forse l’incunabolo della “Mariconda”. Terminava il pranzo con pere o mele del paradiso cotte col formaggio.
Ma divorava anche con passione il fegato di pollo o degli uccelli, oppure quello dei cinghiali allorché tornava dalle battute di caccia. Quando voleva indulgere alla gola, lasciato il pollo, il capretto e il vitello, spolpava fagiani e pernici cotte senza alcun condimento. Invecchiato prematuramente, obeso, quasi sepolto da una grossa cotica di grasso che gli impediva di salire a cavallo, aveva ripiegato sul fegato di vitello. Se l’irresistibile voglia di fegato lo prendeva durante la notte, “faceva svegliare il cuoco, ordinando nello stesso tempo di macellare la bestia”. (…) Questo sospettoso e potente duca, dissimulatore impareggiabile e maestro di contorte strategie, mangiava le stesse cose dei suoi villani, a parte naturalmente il bere (era un competente conoscitore di vini) e fatta eccezione per le carni di cui poteva disporre in misura illimitata.
Il fondo del suo regime alimentare coincideva con la “piccola tradizione” “bassa” e volgare dei suoi laboriosi sudditi.

camporesi2Per gli interessati:
Piero Camporesi, Le vie del latte, Garzanti, Milano, 2006.
(Prima edizione nel 1993).

In cartaceo: se siete fortunati c’è.

In ebook: non mi pare proprio.

Who is Marco Bordonaro?

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Marco Bordonaro ha l’hobby di collezionare hobby.

Eclettico, intransigente, passionale.

Appena può peregrina per la sua amata Germania o per qualsiasi ambiente lacustre, montano o urbano purché sia mitteleuropeo.

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