L’arcangelo degli scacchi: un Maurensig deludente

L’epifania tutte le feste porta via e dopo tanti e tanti e tanti post sull’amore, la fratellanza, i buoni propositi eccetera eccetera possiamo anche ritornare ad essere un po’ cattivelli (o semplicemente realisti).

Il giuoco degli scacchi è affascinante e non è la prima volta che dedico un post a un libro che verte su questo tema.
Questa volta l’autore è Paolo Maurensig, che di sicuro avrete sentito nominare per il suo libro d’esordio La variante di Lüneburg (1993), che ammetto di non aver ancora letto, o per quel melenso rifacimento firmato Ricky Tognazzi del suo Canone Inverso.

book-cutIl romanzo è “L’arcangelo degli scacchi. Vita segreta di Paul Morphy“. Titolo un po’ pomposo (“arcangelo”?!), ma è il sottotitolo che mi ha conquistato. Per chiunque si affacci alla nobile arte degli scacchi, Paul Morphy è stata una leggenda: uno scacchista rimasto pressoché imbattuto che si è ritirato a vita privata dopo aver vinto ogni tipo di competizione. Siamo negli anni ’50 dell’800 e Paul Morphy è un ricco signorotto di New Orleans, figlio di un facoltoso uomo di legge e di una insegnante di pianoforte. Lo zio, notando il talento precoce del giovane, gli insegna il gioco degli scacchi e ben presto Paul, malgrado la sua giovane età, inizia a primeggiare sui suoi connazionali e la fama della sua imbattibilità lo spinge ben presto a varcare l’Oceano Atlantico per sfidare tutti i più grandi scacchisti dell’epoca. Si va da Sir Howard Staunton, che fece di tutto per boicottare l’incontro e che, con una buona dose di viltà, fece di tutto perché agli occhi dell’opinione pubblica sembrasse che fosse Morphy a cercar d’evitare l’incontro, a Paulsen, dal professore di matematica Andersson al collerico tedesco Harrwitz che, trasferitosi a Parigi, si manteneva col gioco degli scacchi accettando chiunque lo sfidasse al Café de la Régence e prendendo persino delle percentuali sulle ordinazioni del capannello di persone che si riunivano per assistere alle sue prodezze.

Morphy_Lowenthal
Morphy vs Lowenthal

Il libro di Maurensig si apre presentando il manoscritto come una sorta di memoriale apocrifo. Esaurita la premessa la narrazione è scandita in brevi capitoli che affrontano la vita del celebre giocatore. Gangli nevralgici della narrazione sono la formazione scacchistica e il periodo europeo del giovane Morphy. Il romanzo ha tutti gli ingredienti per essere avvincente, ma Maurensig toppa clamorosamente. Il ritmo è lento e pesante. Il peggior difetto dei romanzi non riusciti di quest’epoca e a queste latitudini è che dicono troppo. Il “blablare” egocentrico dell’autore divora la narrazione. Per quanto Paul Morphy sia un giovin signore composto, pacato e d’altri tempi dubito che nei momenti di accidia o di forte depressione abbia potuto sfogarsi in quelle stucchevoli e pretenziose memorie dal tono così inverosimilmente pacato e lucido. Tutto il romanzo è scritto con una sorta di stile al grado zero, una specie di bel temino da primo della classe, asettico e pulito.

Il fascino della storia di Paul Morphy sta tutto in quella tragedia che fu la sua vita: grande vincitore sulla scacchiera, uomo fallito nella realtà. Il gioco degli scacchi per quanto richieda grandi abilità logico-deduttive e un intenso logorio nervoso, rimane pur sempre un gioco e Reuben Fine ce lo mostra bene nel suo “Psicologia del giocatore di scacchi“. Ogni scacchista vive un forte dissidio interiore: la sua psiche oscilla da uno sfacciato delirio di onnipotenza una condizione di profonda depressione e svilimento, la vittoria è solo metaforica e ogni gioco si esaurisce nel perimetro della sua vuota autoreferenzialità.

Ebbene il libro di Maurensig non offre nulla di tutto ciò. L’unica cosa che ho trovato interessante da neofita degli scacchi (qual sono) sono stati gli aneddoti e i titoli dei capitoli. Ecco ciò che mi ha spinto a non mollare la lettura.

Ogni capitolo rappresenta una mossa dell’avvincente partita che Paul Morphy giocò contro Paulsen nel 1857. Incontro che ben esemplifica lo stile del grande scacchista: in questa partita lo statunitense fece una mossa apparentemente inspiegabile, un sacrificio di donna (di donna!!!), che poi si rivelò una trappola eccezionale.

Godetevi la partita, perché il libro non vi divertirà altrettanto…

Per gli interessati: esiste anche una versione ebook e altro più non dico.

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