Ezra Pound all’ombra del broletto

Recensione di Paolo Mathlouthi,
Ennesimo Blogghista per un giorno

Hugo von Hofmannsthal notava che la letteratura è lo spazio sacro di una Nazione, vale a dire la sua autobiografia, lo specchio di Alice nel quale si riflettono vizi e virtù, grandezze e miserie di una comunità. Le forme attraverso le quali si esprime l’estro culturale di un popolo altro non sono che il riverbero caleidoscopico dei più reconditi recessi del suo animo, il giardino segreto in cui gelosamente custodisce l’idea che ha di se stesso. Non stupisce quindi che un Paese anomalo come quello nel quale viviamo, in cui lo spirito di fazione, gli odi di parte, il familismo amorale che induce a considerare come terra di nessuno tutto ciò che si colloca oltre i confini del proprio clan, hanno sempre prevalso su un senso di appartenenza avvertito come estraneo perché artificioso, abbia trovato nelle pubblicazioni periodiche, con il loro stile caustico, irriverente ed informale, nella veste studiatamente spontanea e rapsodica che le contraddistingue, lo strumento principe capace di dare corpo e senso all’endemica effervescenza delle sue genti. La storia delle patrie lettere nella sua stagione più viva è sta anche, e forse soprattutto, quella delle riviste letterarie. “La Voce” di Prezzolini, “Prospettive” di Malaparte, “Candido” di Guareschi sono solo alcune delle più note testate che hanno animato il nostro dibattito culturale nel recente passato. Frutto dell’estro di spiriti geniali e stravaganti, se da un lato esprimevano il temperamento narciso ed un po’ guascone dei nostri migliori ingegni, ciascuno dei quali voleva avere un proprio pulpito dal quale rendere partecipe il mondo del suo personalissimo punto di vista sugli uomini e le cose, dall’altro sono state uno strumento utilissimo nel donchisciottesco tentativo d’internazionalizzare la cultura italiana, profuso da pochi visionari nell’illusione che fosse possibile operare una mutazione antropologica del nostro popolo attraverso il pensiero, facendo leva sul carattere più che sulle istituzioni. Lo sforzo, com’è noto, si è rivelato in gran parte vano, ma l’importanza di quelle pionieristiche iniziative editoriali ha lasciato un segno che è sopravvissuto all’usura del tempo. Quelle pagine hanno ospitato le prime traduzioni di autori stranieri che altrimenti non avrebbero attraversato indenni le strettoie della censura, hanno fustigato il malcostume nazionale, hanno dato conto della battaglia d’idee che infiammava l’Occidente e dalla quale l’Italia, placidamente adagiata nella beata mollezza dei suoi ozi, era lambita solo di striscio, paga del suo provincialismo. Hanno inaugurato mode, modificato mentalità, promosso movimenti d’opinione. Sono state, per dirla con George Orwell, palestra di libertà. Nel suo piccolo, anche la rivista comacina “Broletto” si situa nel solco di questa gloriosa tradizione. Nata nel 1935 per iniziativa di Carlo Peroni, un milanese trapiantato sulle rive del lago di Como, eclettica figura di divulgatore culturale e collezionista d’arte, ebbe vita breve ma nel panorama autarchico e strapaesano allora imperante fu una finestra spalancata sul mondo dalla quale, spesso e volentieri, faceva capolino l’irsuta chioma leonina di Ezra Loomis Pound. Americano d’origine ma europeo d’adozione, discendente diretto dei Padri Pellegrini, l’ infaticabile propugnatore del primato della politica sull’economia voltò le spalle alla terra promessa e, dal 1924, prese stabilmente residenza a Rapallo dove, nel suo eremo affacciato sul golfo del Tigullio, attese, com’è noto, alla stesura dei Cantos. Nei pochi momenti sottratti alla ciclopica impresa della sua opera maggiore, il Poeta si dedicò con assiduità a redigere la rubrica “servizio d’ informazioni” per la rivista lariana. Da quelle pagine, avvalendosi dell’apporto di collaboratori del calibro di Carlo Izzo, Lina Caico e Olga Rudge, Pound diede conto al pubblico nostrano di figure, temi e tendenze delle principali avanguardie letterarie ed artistiche internazionali. Una felice stagione cui l’incombere del conflitto pose repentinamente fine che è ora oggetto di un dettagliato studio critico a firma di Maurizio Pasquero, “Un poeta americano sul lago di Como. Ezra Pound, Carlo Peroni e il Broletto”, fresco di stampa per i tipi dell’editore ticinese Agorà & Co.
Anglista di fama, firma fra le più quotate della rivista fiorentina “Studi irlandesi” e attento esegeta del “Miglior Fabbro”, l’autore ricostruisce, con dovizia di particolari ed insuperata eleganza di stile, la travagliata vicenda editoriale di questa piccola rivista e del gruppo d’ intelletti fini che la animò. L’agile volumetto offre un contributo inconsueto e per nulla banale all’animoso dibattito critico scatenatosi intorno a quella che oggi, sopitisi gli accanimenti polemici che per troppo tempo hanno adombrato la sua persona, è riconosciuta come una delle intelligenze poetiche più significative di ogni tempo. Un piccolo gioiello esegetico che vuole essere anche uno sguardo indiscreto e libero da condizionamenti ideologici di sorta su quel lunghissimo secolo breve che, con buona pace degli sciocchi, è appena dietro l’angolo.

copertinapound

Per gli interessati:
Maurizio Pasquero, Un poeta americano sul lago di Como. Ezra Pound, Carlo Peroni e il Broletto (1937 – 1938), Agorà & Co, Lugano, 2014; pag. 160 € 15,00.

Who is Paolo Mathlouthi?

I tratti del suo volto sono scolpiti nel solco di una memoria remota.
E’ berbero nel sangue, il suo antenato Settimio Severo resse le sorti dell’Impero romano e morì facendo strage di Pitti nel III secolo dopo Cristo. Folgorato in giovane età dalla lettura de “Il Tramonto dell’Occidente” di Spengler, ha abbracciato “il lato oscuro della Forza”. Primula Nera del pensiero non conforme, ha una personalità tossica, irta di contraddizioni e disseminata di aculei. Un uomo da maneggiare con cura, che di sicuro non passa inosservato.

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